
Fonte: Information Resources-GDOweek, iper+super+superette, anno
terminante a settembre 2001 e variazioni % sull'anno precedente
L'evoluzione dei consumi e lo scenario competitivo
I consumi di olio di oliva sono in crescita. La penetrazione nelle
famiglie, pari a circa il 98%, consente l'aumento delle quantità
vendute solo attraverso l'incremento del consumo procapite, attestato
oggi per nucleo familiare intorno agli 11 litri annui nel caso
dell'extravergine/vergine e intorno ai 7 litri nel caso dell'olio
di oliva normale.
Va peraltro rilevato che 26 litri su 100 di olio di oliva vengono
acquistati allo stato sfuso, a testimonianza dell'importanza che
ancor oggi rivestono le vendite di olio presso i frantoi.
Da alcuni anni a questa parte le vendite di olio di oliva extravergine
continuano ad erodere quote all'olio di di oliva normale. E' una
tendenza in linea con quella più complessiva che nell'alimentazione
privilegia in misura crescente l'aspetto della qualità,
e che dovrebbe in teoria determinare anche l'effetto di sostenere
il valore del business.
Ma questo effetto viene attenuato in misura rilevante da una
accesissima battaglia di prezzo proprio nel segmento predominante
dell'extravergine/vergine. Si stima che che circa il 50% delle
vendite derivi da operazioni promozionali, una delle percentuali
più elevate nell'intero comparto alimentare. D'altro canto,
il contenimento del prezzo al consumo contribuisce per parte sua
allo spostamento in atto dal segmento dell'olio di oliva normale
verso l'area del vergine, diminuendo fortemente il divario di
prezzo e posizionando di fatto i prodotti appartenenti a quest'area
su un vincente rapporto qualità/prezzo.
Il mercato dell'olio di oliva presenta un basso livello di concentrazione
industriale nell'extravergine/vergine, dove le prime tre aziende
coprono nel canale iper+super+superette meno del 37% delle vendite
in volume. E' invece rilevante nel segmento dell'olio di oliva
normale, con le prime quattro realtà industriali - Van
Den Bergh, Nestlé, Carapelli, Monini - che assorbono congiuntamente
attorno ai due terzi delle vendite totali in volume.
Va peraltro rilevato che, conseguentemente alla frammentazione
delle quote negli oli extravergini/vergini, operano talvolta in
ambiti locali realtà industriali che raggiungono posizioni
competitive di assoluto rilievo in quel contesto. E' il caso,
ad esempio, dell'olio San Giuliano, che in Sardegna è leader
con significativi margini di vantaggio sugli altri competitor.
In questo scenario, esistono spazi di penetrazione per aziende
in grado di disporre di una forte distribuzione del prodotto e
di economie in grado di supportare una politica aggressiva sul
fronte dei prezzi. E' accaduto nel 1999, ad esempio, che il competitor
umbro Farchioni Oli abbia con l'extravergine raggiunto una ragguardevole
quota nazionale intorno al 5% in volume senza investire in comunicazione.
Il che non significa che non vi sia bisogno di investimenti a
valle, se solo si considera il grande peso della gdo nella commercializzazione
dell'extravergine - quasi il 60% in volume - e le risorse da destinare
verso questo canale necessarie per il conseguimento di un'adeguata
presenza a scaffale.
Le catene distributive, dal canto loro, non si sono lasciate
sfuggire l'opportunità di controllare direttamente i margini
attraverso lo sviluppo delle marche commerciali, che oggi pesano
in volume per circa il 15%.
In un mercato così battagliato sotto il profilo della
convenienza di prezzo, aziende industriali e distributive cercano
le vie per ridare ossigeno ai margini di profitto sull'olio, spinti
verso il basso da uno scenario concorrenziale destinato sotto
questo aspetto a restare immutato quantomeno nel breve periodo.
Una di queste vie potrebbe essere una differenziazione dei prodotti
operando sulla leva del packaging, diversificando la presenza
a scaffale con formati superiori al litro, mentre oggi vi è
una sostanziale omologazione fra le marche su questo terreno.
L'altra concerne invece l'inserimento di oli di fascia alta, segnatamente
Dop e Igp, che consentono - sia pure in presenza di una bassa
rotazione - di innalzare i margini, aumentare il servizio assortimentale
ai consumatori e qualificare l'immagine della catena distributiva.
Peraltro, due competitor di rilievo come Bertolli e Salov stanno
seguendo la via della semplificazione/segmentazione del consumo
di olio di oliva (il primo con le varianti Gentile e Robusto,
il secondo con Sagra a bassa acidità) investendo sensibilmente
in comunicazione. Un'altra via per differenziarsi, in un comparto
dove le fluttuazioni di prezzo derivanti da operazioni promozionali
mettono spesso in competizione diretta prodotti con posizionamenti
diversi.
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