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aprile 2006
«Una nuova immagine per l' Insubria, restaurata e rinnovata,
trova corrispondenza nel web? Mediamente, la risposta è no,
ma non è il caso di scandalizzarsi. Il numero di siti è
cresciuto significativamente nel corso dell'ultimo anno e ci sono
anche esempi di qualità. Potremmo dire che il 2006 ha dato
la sveglia all'Insubria».
Parla così A. Campi, pubblicista ed esperto di nuove tecnologie
nella comunicazione e fondatore de IL GIORNALE DELL ' INSUBRIA.
L'Insubria è dunque "rimandata", secondo l'indagine
che avete svolto? «La presenza dell' INSUBRIA in rete
non è quantitativamente alta, anche se ha visto una recente
crescita. Diciamo che è in movimento, ma non ancora a livelli
di eccellenza. Non c'è ancora un portone d'ingresso sufficientemente
adeguato. Sia chiaro, non è solo un limite dell' INSUBRIA,
anche in altre città e terrotori la comunicazione web si
presenta ancora con connotati rudimentali o ingenui. Trattandosi
di comunicazione digitale, vige una certa approssimazione, si pensa
di dover prestare più cura solo a quanto resta scritto, stampato».
Un errore. «Le istituzioni, gli enti locali ma anche le
imprese dovrebbero dedicare più risorse alla comunicazione
web, invece spesso la considerano l'ultima delle preoccupazioni.
Un opuscolo può finire in mano ad un certo numero di persone,
invece la comunicazione sul web è accessibile 24 ore 24,
in tutto il mondo. Esserci male è un autogol clamoroso».
Un suggerimento a chi è presente con un sito in rete?
«Usare più cura, più passione. Bastano pochi
dettagli per snaturare una pagina: la qualità è fatta
di dettagli».
intervista a Andrea Campi
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